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IL PROCESSO PRODUTTIVO DELL’OLIO D’OLIVA
Il processo di
lavorazione dell’olio d’oliva inizia in campo, dove l’insieme delle
cure colturali deve garantire un prodotto finale sano e al giusto
punto di maturazione. La bontà dell’olio è strettamente legata alla
qualità delle olive, alla cura nel processo di produzione
(raccolta, concimazione, potatura, difesa) e trasformazione
(frangitura e tutte le lavorazioni per arrivare al prodotto finito).
La maturazione delle olive avviene generalmente alla fine
dell’autunno, inizio dell’inverno, ed è in funzione della
latitudine, dell’andamento climatico e della varietà dell’olivo. In
ogni caso la raccolta viene effettuata al momento giusto, proprio
quando il colore della buccia esterna vira dal verde
al violaceo. Ritardare la raccolta, non comporta una maggiore resa
in olio, anzi, questo fa si che si inneschino processi deteriorativi
che si ripercuotono negativamente sulla qualità dell’olio. Numerosi
sono i sistemi di raccolta delle olive che comunque possono essere
raggruppati in due grandi categorie: la raccolta manuale e quella
meccanica.
Tra i metodi
manuali quello che permette di ottenere i migliori risultati è la
brucatura.
Le olive sono staccate a una a una dai rami e riposte
in un cesto spesso legato alla cintura del raccoglitore. E’ un
metodo lento, con elevati costi di mano d’opera. Più rapida è la
brucatura con telo: le olive, man mano che vengono staccate, sono
lasciate cadere su un apposito telo disteso a terra. Le varietà a
pasta tenera, però, cadendo spesso si danneggiano. Altri metodi
manuali sono la bacchiatura e la
raccattatura.
In oliveti molto
estesi la raccolta meccanica è ormai quasi d’obbligo:essa può avvenire
con l’impiego di scuotitori collegati al tronco o alle branche
principali della pianta. Questi fanno cadere le drupe su un telo. Di
recente sono stati introdotti i pettini che passati tra i rami
trattengono le olive facendole cadere su un telo posto sul terreno.
Le olive dopo la raccolta, vengono trasportate al frantoio.
La fase
di trasporto è molto importante per l’ottenimento di un prodotto di
buona qualità, se essa avviene in sacchi o in contenitori in cui
l’oliva subisce alterazioni, c’è la possibilità di innescare
processi di fermentazione sgradevoli che si ripercuotono
inevitabilmente sulla qualità finale del prodotto. Il miglior modo
di trasportare le olive è in graticci o cassette ben areate; le
grosse aziende ricorrono all’utilizzo di bins pallettizzati di circa
200/300 kg.
Per ottenere un
buon olio, nel frantoio, le olive raccolte non devono essere
lasciate in mucchi sparsi oppure ammassate alla rinfusa per
parecchio tempo. Entro 24 ore dalla raccolta è indispensabile che
queste siano molite.
Prima della
molitura,è opportuno che le olive vengano accuratamente lavate per
eliminare eventuali corpi estranei che potrebbero agire
negativamente sulla qualità dell’olio. L’operazione di estrazione
dell’olio dalle olive avviene in un processo che si può suddividere
in tre fasi principali: frangitura,
gramolatura
e spremitura.
Molitura delle olive o frangitura
La frangitura è il
processo meccanico di frantumazione delle olive, necessario per
rompere la polpa da cui verrà estratto l’olio. Per far ciò è
possibile utilizzare due soluzioni tecniche: frangitore a molazza
tradizionale e frangitore meccanico a martelli o a dischi.
Il metodo
tradizionale, quello detto a molazze, impiega due grosse ruote di
granito che ruotano sopra un grande piatto anch’esso di granito,
frantumando Le olive. La presenza dei noccioli non danneggia l’olio,
anzi ne facilita il drenaggio dell’olio dalla pasta, quando questa
viene sottoposta a pressatura. La seconda soluzione è notevolmente
più efficiente della prima, per quanto riguarda i tempi, ma occorre
prestare molta attenzione evitando le alte temperature.
La gramolatura
La pasta di olive
prima di essere pressata segue il processo della gramolatura:
la pasta di polpa e noccioli d’oliva viene rimescolata per ridurne
il volume e per separare l’acqua di vegetazione dall’olio, rompendo
le emulsioni di olio e acqua prodotte nel corso della frangitura.
Con questa operazione avviene un delicato rimesco-lamento a
temperatura controllata della pasta di olive per favorire la
coalescenza dell’olio.
In questa fase particolare attenzione va
prestata alla temperatura che deve essere bassa e per tempi non
eccessivamente lunghi in modo tale da rendere il con-tatto dell’olio
con l’aria e con la luce il più breve possibile, pur mantenendo una
buona resa di estrazione.
Estrazione
Per l’estrazione è
possibile ricorrere a due metodi: quello tradizionale per pressatura
verticale e metodo continuo per centrifugazione.
In questo caso il
risparmio di mano d’opera è assicurato ma occorre adottare
particolari sistemi per evitare che l’olio venga sottoposto a
temperature elevate che ne danneggerebbero la qualità.
Attraverso
ulteriori operazioni di travaso e di filtro si perverrà al prodotto
finale.
La differenza
fondamentale tra il sistema tradizionale e quello continuo, è la
velocità di produzione dell’olio che risulta essere un fattore
importantissimo qualora si vogliono diminuire al massimo i tempi di
lavorazione e stoccaggio delle olive. Va comunque detto che con il
sistema tradizionale si richiede una grande esperienza professionale
nel manovrare gli impianti e curare lo stato dei fiscoli.
Questi
ultimi se non sono gestiti adeguatamente rappresentano la principale
causa dei difetti dell’olio. Il sistema continuo dà eccellenti
risultati anche se dal punto di vista qualitativo il punto critico è
rappresentato dal frangitore che in funzione della materia prima può
dare risultati più o meno soddisfacenti. In conclusione, la garanzia
di un olio buono si ha da olive sane e da una lavorazione a
temperature controllate.
Ricordiamo che per
i parametri precedentemente descritti sono in corso delle revisioni
da parte della CEE finalizzate comunque al miglior controllo della
qualità. Nonostante la diffusione della coltura dell’olivo, nel
panorama mondiale l’uso dell’olio d’oliva appare limitato ai paesi
mediterranei, mentre gli oli maggiormente usati nel resto del mondo
sono di arachide, di colza, di soia, di semi di girasole e di semi
di cotone.
Dobbiamo tuttavia precisare che in cucina l’olio che si
adatta meglio dal punto di vista tecnico all’uso da crudo, ma anche
alle cotture, è proprio quello d’oliva nelle sue diverse forme.
La classificazione
merceologica degli oli, tuttavia, non è semplice. In vari casi
l’ambiguità dei nomi usati può trarre in inganno il consumatore.
Nella sua vita
l’olio, da intenso, diventa con il trascorrere dei mesi, sempre più
armonico e morbido; ma dopo l’anno incomincia una fase discendente.
Una volta separato dalle acque di vegetazione, l’olio viene valutato
dal punto di vista sensoriale, chimico e fisico questo al fine di
assegnargli l’opportuna classe merceologica.
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STOCCAGGIO
DELL’OLIO
Lo stoccaggio
dell’olio avviene in serbatoi che possono essere interrati o sopra
terra. Sono consigliati quelli in acciaio che devono
essere preferibilmente collocati in posti a temperatura controllata
e lontani da luce e aria.
La conservazione
dell’olio deve essere fatta affinché questo mantenga inalterate le
proprie caratteristiche compositive nel tempo e nello spazio
evitando contatti con due dei più grandi nemici dei grassi: la luce
e l’ossigeno.
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