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A cura del Dr.
Rosario Franco, divulgatore agricolo, specializzato in olivicoltura
dell’ARSSA, esperto assaggiatore di oli. Panel Leader.
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PREMESSA
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L’origine
dell’olio d’oliva si perde nella notte dei tempi, in quanto
parallela con quella delle civiltà mediterranee. Anche se pare
comunque che la zona di provenienza sia stata l’Asia minore, mentre
quella di diffusione primaria il bacino del mediterraneo.Attualmente
l’espansione delle zone coltivate ad olivo hanno varcato i confini
del mediterraneo, trovando terreno fertile in California, Messico,
Perù, Cile, Argentina, ma anche in Sud Africa e Australia.
L’olivo e il suo
frutto hanno da sempre influito in maniera molto profonda sulle
popolazioni del bacino del mediterraneo, intrecciando campi quali la
religione, l’alimentazione, la cultura e l’arte i cui resti sono
ancora oggi ben visibili. L’olivo e il suo olio sono legati, come il
pane e il vino, alla nostra civiltà contadina ricca di tradizioni e
profondamente diversa dallo stile di vita della nostra epoca.
L’olio d’oliva è
l’unico olio vegetale ottenuto dalla frutta e non da semi. L’oliva è
il frutto della pianta dell’olivo, e in termini botanici viene ad
essere identificata dalla drupa, ovvero un frutto il cui esterno è
carnoso e l’interno solido noto come nocciolo. Le proporzioni tra i
diversi componenti della drupa e il colore dell’epicarpo sono
variabili a seconda delle varietà.
La parte che più
interessa l’industria olearia è quella del mesocarpo, dove sono
custodite in dei grossi vacuoli delle cellule, che contengono le
gocce di olio con proporzioni variabili dal
14% al 30%.
Naturalmente
insieme a queste sostanze grasse nell’oliva troviamo una grossa
presenza di acqua (70-75%), zuccheri (3-5%), polisaccaridi (3-6%),
sostanze pectiche (1.5%), azoto proteico (1.5%), acidi organici (4-6
g/l), e numerosi altri componenti minori tra cui il glucoside
oleuropeina che rende la polpa dell’oliva fresca e amarissima.
L’olivo pianta
rustica si è adattata a varie zone con climi profondamente diversi,
questo ha generato nei lustri, La selezione di particolari varietà,
che poi sono state identificate per le loro particolari
caratteristiche e propagate per via vegetativa. Ovvero non
utilizzando il seme, ma un pezzo della pianta stessa ottenendo una
successione di individui esattamente uguali ed uniformi alle piante
madri (clonazione).
L’olivo è una
pianta quasi esemplificativa della fatica della nostra gente
contadina, pur essendo una pianta molto rustica e di facile
adattabilità alle peggiori condizioni climatiche e di terreno,
richiede una grande professionalità per la coltivazione, soprattutto
per ottimizzarne le produzioni.
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LE
ORIGINI DELL’OLIO D’OLIVA
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Secondo antiche
leggende che ad ogni evento e a ogni realtà umana riuscirono a dare
spiegazioni magiche e divine, l’olivo fu creato da Atena. Zeus un
tempo stabilì, secondo la leggenda, che la terra sarebbe stata
donata a chi tra gli dei avesse presentato il dono più utile
all’umanità. Atena ordinò alta terra di produrre un albero nuovo e
meraviglioso e all’istante nacque l’olivo.
La leggenda è
affascinante ma è ingiusta nei confronti dell’Asia minore. Infatti,
il leggendario albero di ulivo e l’olio ricavato dai suoi frutti
hanno accompagnato la storia dell’umanità.
8000 anni fa l’ulivo
veniva già coltivato in Medio Oriente e le prime coltivazioni si
ebbero molto probabilmente in Siria o Creta. I Fenici in seguito
diffusero questa coltivazione su tutte le coste del Mediterraneo,
dell’Africa e del Sud Europa.
Con i Greci le
coltivazioni di ulivo divennero sempre più numerose, ma furono i
Romani che provarono a coltivare in ogni territorio conquistato
questi frutti polivalenti (trascurando in alcuni casi le
coltivazioni esistenti dell’Italia meridionale), in molti casi i
Romani ordinarono alle popolazioni conquistate il pagamento dei
tributi sotto forma di olio di oliva. Sempre i Romani riuscirono a
costruire i primi strumenti per la spremitura delle olive e a
perfezionare sempre di più le tecniche per conservare l’olio.
In tutte le
civiltà sorte nel bacino mediterraneo, l’olivo è stato sempre
ritenuto un albero sacro e l’olio estratto dai suoi frutti veniva
utilizzato non solo come alimento ma anche a scopo religioso e
rituale: gli Egizi lo consideravano un dono degli dei, i Fenici lo
diffusero con il loro commercio, definendolo ‘oro liquido”, i Greci
e i Romani lo usavano per scopi medicamentosi e come combustibile
nelle lampade votive, gli Ebrei lo adoperavano per “ungere” il loro
Re, i Cristiani da sempre lo impiegano nei riti più significativi.
Fin dall’inizio
l’ulivo e i suoi frutti sono stati presenti nella storia degli
uomini sia nei riti sacri che nella vita quotidiana, L’olio infatti
venne utilizzato non solo per arricchire gli alimenti ma anche nei
massaggi e nella cosmetica. Nei poemi omerici l’olio era usato
esclusivamente per la pulizia e l’igiene.
Gli antichi Romani
classificavano l‘olio di oliva in cinque qualità: “oleum ex albis
ulivis” proveniente dalla spremitura delle olive verdi, “oleum
viride” proveniente da olive raccolte a uno stadio più avanzato di
maturazione, “oleum maturum” proveniente da olive mature, “oleum
caducum proveniente da olive cadute a terra e “oleum cibarium”
proveniente da olive quasi passite che era destinato
all’alimentazione degli schiavi.
L’olio d’oliva
rappresenta per tradizione alimentare, uno dei prodotti fondamentali
dell’agricoltura mediterranea, di indiscusso valore nutrizionale per
la composizione chimica e le caratteristiche organolettiche esaltate
dal suo impiego come condimento.
Anche all’alba del
terzo millennio l’olio di oliva costituisce un prodotto carico di
misticismo e soprattutto un componente fondamentale della ormai
famosa dieta mediterranea, una moda di cui molti esperti attestano
gli aspetti benefici per la salute.
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COMPOSIZIONE CHIMICA DELL’OLIO D’OLIVA
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L’olio di oliva è
chimicamente costituito, per la quasi totalità, da trigliceridi
(98-99,5%), esteri della glicerina con acidi grassi, la cui
composizione media è rappresentata da acidi grassi saturi (16% circa
tra cui predomina il palmitico), acidi grassi monoinsaturi (circa il
75% con netta prevalenza dell’acido oleico) e di acidi polinsaturi
(circa il 9% con prevalenza di acido linolenico e limitate quantità
di linoleico).
Oltre a questi
componenti principali, l’olio di oliva contiene altri composti che
costituiscono la frazione dell’insaponificabile e, seppur presenti
in minima quantità (0.5-2%), influiscono in maniera determinante
sulla qualità merceologica, nutrizionale ed organolettica (steroli,
alcoli alifatici e triterpenici, polifenoli, tocoferoli, componenti
dell’aroma...).
L’olio d’oliva è
un grasso alimentare e non sorprende quindi che per il 98% sia
composto da sostanza grassa, che svolge innanzi tutto una funzione
energetica. Questo prodotto presenta spiccate proprietà nutrizionali
e salutistiche per l’uomo, conferite in parte dalla natura stessa
della componente grassa, in parte dalle caratteristiche intrinseche
di una piccola percentuale di composti (circa 2%) che rappresentano
“l’impronta digitale” di un olio d’oliva.
Alcune delle sue
sostanze hanno dunque un valore terapeutico, altre rappresentano la
parte principale della nota aromatica dell’olio (profumi - sapori),
altre ancora sono efficaci antiossidanti naturali in grado di
conferire al prodotto resistenza all’invecchiamento. Tutte
contribuiscono a rendere un olio di oliva extravergine, diverso da
tutti gli altri oli di origine vegetale.
Riassumendo in
gruppi i numerosi composti (oltre 220) di questa frazione,
accenniamo somma-riamente le caratteristiche di ciascuno.
IDROCARBURI: lo squalene è l’idrocarburo più rappresentato (65%), è un precursore
del colesterolo.
STEROLI:
nell’olio di oliva prevale La frazione del beta-sitosterolo sostanza
capace di contrastare l’assorbimento del colesterolo a livello
intestinale.
PIGMENTI:
(clorofilla A e B e carotenoidi). Le clorofille sono i pigmenti che
danno il colore verde all’olio appena estratto, in presenza di luce
favoriscono l’ossidazione degli oli, degradandosi; al buio, insieme
ai fenoli, svolgono un’azione protettiva nei confronti dei fenomeni
ossidativi. Tra i carotenoidi una particolare importanza assume il
beta-carotene come precursore della vitamina
A.
ALCOLI:
si trovano alcoli alifatici e triterpenici, questi ultimi sono
intermediari per la formazione degli steroli.
ALDEIDI, TERPENI, ESTERI, CHETONI, ecc:
sono prodotti del metabolismo
secondario che influenzano la nota aromatica dell’olio e comunque
coinvolti nella sua valutazione edonistica.
COMPOSTI
FENOLICI:
è ormai ampiamente affermato in letteratura il potere antiossidante
dei polifenoli così come il loro valore biologico. Gli oli vergini
di oliva sono, tra i grassi vegetali, gli unici ad essere dotati
naturalmente di quantità apprezzabili di polifenoli (5o-5oo mg/Kg).
Sintetizzando si
può dire che i polifenoli:
1) proteggono gli
acidi grassi da fenomeni ossidativi.
2) hanno un’azione
antiossidante, questa si traduce in un effetto protettivo contro
fenomeni degenerativi di varia natura, in particolare nei riguardi
delle patologie causate dalla elevata presenza di radicali liberi
nell’organismo.
3) contribuiscono
nel tempo a mantenere la stabilità dell’olio d’oliva, proteggendo in
questo modo il prodotto da processi degenerativi di tipo ossidativo
e quindi la qualità nutrizionale dell’olio.
TOCOFEROLI:
svolgono contemporaneamente importanti funzioni biologiche e
antiossidanti. Il 90% della componente tocoferolica è nella forma
alfa, meglio conosciuta come vitamina E, per le sue proprietà
antiossidanti; la forma gamma svolge prevalentemente attività
antiossidante inibendo il processo di irrancidimento del prodotto.
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LA CLASSIFICAZIONE DELL’OLIO D’OLIVA
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Parametri chimico fisici
Al fine di
tutelare i consumatori di olio d’oliva, dalla selva dei prodotti
oleari, la Cee ha approvato un regolamento del Consiglio
(2568/91),nel quale si è tentato di definire al meglio le
denominazioni merceologiche relative alle possibili classi
qualitative e come queste possano e debbano essere immesse sul
mercato.
Il consumatore per
fortuna deve scegliere solo su alcune di queste. Quello che
rappresenta il meglio del mercato è l’olio extra vergine d’oliva
poiché deriva direttamente dalla spremitura meccanica delle olive e
per essere immesso sul mercato, deve possedere caratteristiche
sensoriali e chimico-fisiche ben specificate e normate dal
regolamento stesso.
L’olio
extravergine di oliva, ossia quello ottenuto meccanicamente senza
manipolazioni chimiche, deve avere un’acidità inferiore all’
8% (più
bassa è l’acidità e più fine è l’olio).
Ma la vera
personalità dell’olio extra vergine d’oliva è data dall’insieme di
altre caratteristiche quali: i profumi, il sapore, la limpidezza, la
fluidità, che permettono di qualificare un prodotto rispetto a un
altro. L’enorme varietà di aromi che l’olio d’oliva può avere, lo
rende un alimento utilizzabile in qualunque tipo di cucina.
I primi
utilizzatori sono stati ovviamente i popoli del Sud che, grazie alla
salutare dieta mediterranea detengono il record dei più bassi tassi
di malattie cardio-vascolari. I conoscitori e gli amatori sanno che
l’olio d ‘oliva può essere fruttato, dolce o amaro, forte o
delicato; il suo gusto infatti è fortemente determinato da diversi
fattori naturali. Come il vino quindi può essere molto
differente a seconda del sole, della qualità della raccolta, del
clima, etc..
Gli oli ottenuti
dal frutto dell’oliva soltanto mediante processi meccanici o altri
processi fisici, in condizioni termiche controllate, che comunque
non causano alterazioni all’olio e che non hanno subito alcun
trattamento diverso dal lavaggio, dalla decantazione dalla
centrifugazione e dalla filtrazione possono essere classificati in:
Olio d’oliva
extravergine: è l’olio migliore
che per essere prodotto, non deve essere sottoposto a nessun
processo di lavorazione né di raffinazione. Deve avere un punteggio
organolettìco uguale o superiore a 6,5 e un livello di acidità
inferiore allo 0,8% (0,8 grammi per ogni 100 gr.) e altre caratteristiche
conformi a quelle previste dai vigenti regolamenti.
Olio d’oliva
vergine:
il grado di
acidità massima di questo olio è pari circa al 2% e il punteggio
organolettico è uguale o superiore a 5,5.
Olio d’oliva
vergine lampante: è composto da olio
di oliva la cui acidità massima consentita è superiore al 2,0% e il
punteggio organolettico inferiore a 5,5.
Olio d’oliva
raffinato:
l’acidità non deve
superare lo 0,3%.
Olio d’oliva:
olio
ottenuto dal taglio di oli di oliva vergini con oli raffinati
l’acidità non deve superare 1,0%.
Olio di sansa: si ottiene,
mediante trattamento con solventi, dalle sanse.
Olio di sansa
raffinato: olio ottenuto
dalla raffinazione dell’olio di sansa, l’acidità non deve superare
lo 0,3%.
Olio di sansa di
oliva: ottenuto dal
taglio dell’olio di oliva vergine con l’olio di sansa, l’acidità
libera non deve superare 1,0%.
Ricordiamo che per
i parametri precedentemente descritti sono in corso delle revisioni
da parte della CEE finalizzate comunque al miglior controllo della
qualità. Nonostante la diffusione della coltura dell’olivo, nel
panorama mondiale l’uso dell’olio d’oliva appare limitato ai paesi
mediterranei, mentre gli oli maggiormente usati nel resto del mondo
sono di arachide, di colza, di soia, di semi di girasole e di semi
di cotone.
Dobbiamo tuttavia
precisare che in cucina l’olio che si adatta meglio dal punto di
vista tecnico all’uso da crudo, ma anche alle cotture, è proprio
quello d’oliva nelle sue diverse forme.
La classificazione
merceologica degli oli, tuttavia, non è semplice. In vari casi
l’ambiguità dei nomi usati può trarre in inganno il consumatore.
Nella sua vita
l’olio, da intenso, diventa con il trascorrere dei mesi, sempre più
armonico e morbido; ma dopo l’anno incomincia una fase discendente.
Una volta separato dalle acque di vegetazione, l’olio viene valutato
dal punto di vista sensoriale, chimico e fisico questo al fine di
assegnargli l’opportuna classe merceologica.
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PARAMETRI
ORGANOLETTICI
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Ormai è prassi
corrente che per valutare la qualità e la bontà di un olio d’oliva
si ricorra al metodo sensoriale. L’analisi sensoriale è un insieme
di metodi che permette di rendere oggettive e misurabili le
caratteristiche percettibili di un prodotto alimentare mediante gli
organi del senso.
Il metodo dell’analisi sensoriale è il modulo
logico procedurale seguito durante le varie operazioni che fanno
raggiungere alla fine un determinato obiettivo cioè la valutazione
organolettica di un prodotto, nel nostro caso degli oli. In pratica
mediante l’ausilio di bicchieri di vetro appositamente realizzati,
si assaggia l’olio e si esprime un giudizio qualitativo mediante
l’assegnazione di un punteggio.
I sensi impegnati nelle delicate
fasi della degustazione sensoriale e valutazione dell’olio sono
l’olfatto e il gusto.
L’analisi
olfattiva va effettuata aspirando profondamente con entrambe le
narici il campione da saggiare. La prima valutazione sulle
caratteristiche olfattive di un olio si riferisce all’intensità del
fruttato che può essere intenso, leggero o medio. In questa fase è
possibile anche percepire eventuali difetti o odori sgradevoli.
L’ultima analisi, quella gustativa, permette di definirne tutto il
profilo organolettico.
Per esaminare
correttamente un olio è necessario metterne in bocca in sorso,
quindi inspirarlo senza però ingoiarlo, facendolo rotare nella bocca
in modo tale da portarlo a contatto con tutte le papille gustative e
olfattive.
Generalmente
l’analisi sensoriale degli oli viene affidata ad un gruppo di
persone, opportunamente addestrate, le quali si riuniscono per
esprimere un giudizio. L’assaggio degli oli extra vergini di oliva è
una disciplina che sta assumendo un ruolo sempre più importante
giacché, dalle valutazioni sensoriali del prodotto, si può
determinare e può essere definito il parametro caratterizzante e la
classe merceologica di appartenenza anche in relazione ai vigenti
regolamenti legislativi.
Per l’olio d’oliva
già da qualche anno si è sentita la necessità di regolarne la
produzione ed il commercio. Questo era necessario per garantire tra
l’altro, un miglioramento della produzione e un controllo giuridico
degli scambi commerciali al fine comunque di tutelare il
consumatore.
Dopo una serie di disposizioni legislative, soltanto
come già detto, con il regolamento n° 2568/91, la
Comunità Europea ha messo ordine in questo delicato settore sia dal
punto di vista chimico che organolettico.
E’ quanto mai
opportuno evidenziare che con il regolamento suddetto per la prima
volta è stato introdotto, quale parametro di qualità, la valutazione
organolettica degli oli basata sull’analisi sensoriale cioè
prendendo in considerazione, caso unico nella storia degli alimenti,
anche le caratteristiche olfatto-gustative e tattili a completamento
del quadro analitico.
L’introduzione del
Panel test, ha permesso un’evoluzione del concetto di qualità degli
oli. L’olio extra vergine d’oliva fino a qualche tempo fa era
relegato al semplice ruolo di condimento tradizionale, soprattutto
nelle zone di produzione. Con l’evoluzione dei consumi e dei mercati
esso rappresenta un condimento-alimento fondamentale per ogni tipo
di dieta, sia sotto l’aspetto della salute, che del piacere.
Negli ultimi anni
il mercato dell’olio extra vergine ha subito profonde variazioni, si
è passato da un’offerta di oli generalmente piatti ed anonimi, ad
un’offerta di prodotti molto diversi sia dal punto di vista
commerciale che percettivo.
L’analisi sensoriale permette di
definire i principali attributi posseduti da un olio, sia negativi
sia positivi.
ATTRIBUTI NEGATIVI
Morchia:
flavor caratteristico dell’olio rimasto a contatto con i fanghi di
decantazione interrati o aerei.
Riscaldo:
proviene dalla fermentazione delle olive ammassate troppo a lungo
che hanno sofferto un avanzato grado di fermentazione anaerobica.
Muffa:
sentore sgradevole conseguente all’impiego di olive nelle quali si
sono sviluppati funghi e lieviti per essere rimasti per molti giorni
ammassati in luoghi umidi.
Rancido:
sapore francamente disgustoso, dovuto a ossidazione imputabile a
calore, esposizione alla luce o all’aria; può anche essere causato
dall’impiego di recipienti mal puliti.
Metallico:
facile da individuare, è imputabile all’impiego di macchinari o
recipienti di ferro non stagnati o comunque non protetti.
Avvinato
inacetito:
ricorda il flavor
del vino o dell’aceto. E’ dovuto fondamentalmente ad un processo di
fermentazione delle olive che porta alla formazione di acido acetico
ed etanolo.
Altri attributi negativi:
Ossidato:
si
dice di un prodotto esposto a lungo all’aria, che ha di conseguenza subìto un processo di irrancidimento ossidativo. Lo si riconosce
immediatamente e non è più commestibile.
Molle: si
dice di un olio cedevole, eccessivamente morbido, untuoso.
Maturo: colore oro caldo, corpo rotondo con gusto fruttato tendente al
dolce.
Stanco: riscontrabile in oli che hanno molti mesi.
Fieno -
Legno: odore caratteristico di alcuni oli provenienti da
olive secche. Terra. Flavor caratteristico di olive raccolte da
terra e non lavate.
Fiscolo: nasce dall’utilizzo di pannelli filtranti non perfettamente puliti;
ricorda la canapa.
Mosca
oleario: olio ricavato da
frutti colpiti dalla mosca olearia: sa di marcio e putrido assieme.
Impersonale:
difetto grave per un olio vergine, significa infatti che non ha né
carattere né personalità, si tratta di una caratteristica tipica di
tutti gli oli rettificati.
Cattiva
conservazione: l’olio si impregna
degli odori e dei sapori di tutto ciò che lo circonda, anche se non
viene a contatto diretto. E un difetto molto diffuso.
Sporco: si
dice dell’olio che ha assorbito odori e sapori sgradevoli dall’acqua
di vegetazione con cui è rimasto troppo a lungo in contatto.
Acido
fenico: in oli vergini
molto vecchi, mal tenuti.
ATTRIBUTI
POSITIVI
Fruttato:
si
definisce fruttato un olio che ha sapore e aromi simili a quelli
dell’oliva matura: sebbene appena franti tutti gli oli appaiano
fruttati, in molti casi questa caratteristica è destinata a
scomparire dopo pochi mesi. Autenticamente fruttato è invece quello
che mantiene questo aroma inalterato nel tempo.
Amaro:
sapore caratteristico dell’olio ottenuto da olive verdi.
Piccante:
sensazione tattile pungente. Sapore tipico degli oli freschi,
accompagnato solitamente dal colore verde brillante; si attenua sino
a scomparire col passare del tempo.
Dolce:
è
un olio dal profumo non troppo accentuato, gentile e aggraziato. Dà
una sensazione iniziale lieve, solitamente accompagnata da un
retrogusto di mandorle.
Retro sensazioni
annoverabili come positive:
Armonico:
si
dice di un olio completo, senza sentori predominanti, che si
manifesta in tutta la sua pienezza non appena messo in bocca. E'
quello migliore.
Caratteristico:
risente in maniera
particolare della tipicità della zona di coltivazione o del singolo
uliveto. Non è necessariamente un difetto e, anzi, la tipicità può
essere considerata una nota positiva.
Aggressivo:
olio disarmonico, con una o più componenti eccessivamente intense,
che finiscono con il mascherare altre componenti.
Carciofo:
è
un sapore che ricorda quello del carciofo crudo assai gradevole e
fresco.
Verde:
si
dice di un olio giovane, fresco, fruttato, leggermente erbaceo.
Soave:
da
olive molto mature, colore oro pallido. Alla fine dell’assaggio si
sente un dolce abboccato molto sfumato.
Rotondo:
si
dice di un olio a corpo pastoso che riempie e soddisfa, senza punte
aromatiche. Proviene sempre da olive mature.
Foglia
verde:
sensazione
avvertibile quando nel frantoio è stata aggiunta una piccola
quantità di foglie fresche d’ulivo.
Muschio, noce,
sottobosco, nocciola:
anche in questo
caso sono sentori evocati dall’olio. Possono non essere considerati
dei pregi in senso classico, ma sono sovente caratteristiche
specifiche di alcuni oli e di alcune zone di produzione e sono
gradevoli, se non troppo marcate.
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L’OLIO D’OLIVA, LA
MEDICINA E LA SALUTE
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Le proprietà
nutrizionali dell’olio d’oliva sono funzione delle sue
caratteristiche compositive che sono alquanto particolari.
Anticamente l’olio di oliva veniva raccomandato per la conservazione
dei capelli e per il mantenimento del loro colore naturale; per la
cura dei sofferenti di stomaco, di fegato e di intestino; per
rimarginare la pelle dalle ustioni e per preservarla
dall’irraggiamento solare; era considerato indispensabile per i
massaggi muscolari e articolari.
L’attuale ricerca medica, pur non
smentendo le prescrizioni sopra indicate, anche se un po’ troppo
generiche, raccomanda l’uso dell’olio di oliva nell’alimentazione
per prevenire l’invecchiamento e per preservare l‘organismo dalle
malattie cardiocircolatorie.
Infatti, gli
approfondimenti clinici e terapeutici hanno dimostrato che il
particolare rapporto fra acidi saturi, monoinsaturi e polinsaturi
che caratterizzano la composizione dell’olio di oliva e la naturale
presenza di microcostituenti, quali tocoferoli e polifenoli, fanno
sì che esso possegga una serie di preziose proprietà quali, ad
esempio, facile digeribilità e resistenza alla cottura, azione
ritardante l’invecchiamento cellulare, azione preventiva nei
confronti della formazione di calcoli biliari, effetto favorevole
per lo sviluppo celebrale, effetto antitrombico ed
ipocolesterolimizzante.
Malgrado una
campagna di disinformazione basata sopratutto su una pubblicità non
adeguata ai nostri tempi, l’olio ottenuto dalla spremitura delle
olive è in assoluto il miglior tipo di grasso in campo alimentare.
Nel 1977 il
professor Angel Keys, dell’università del Minnesota, riconobbe dopo
lunghi studi l’efficacia dell’olio d’oliva nella prevenzione
dell’arteriosclerosi e dell’infarto. Fu dunque il primo nei nostri
tempi ad affermare il valore della dieta mediterranea nella quale
l’olio d’oliva gioca un ruolo primario, innanzi tutto, è l’unico
olio ad essere prodotto dalla semplice spremitura di un frutto,
senza manipolazioni fisiche né chimiche. Gli oli di semi, ad
esempio, sono prodotti per estrazione, con l’impiego fisico e quindi
traumatico di apparecchiature speciali e di materie chimiche come
butano, propano ed esano.
I grassi sono
necessari al nostro corpo per fargli mantenere una buona temperatura
(valutata intorno ai 37°), ma tali grassi dovrebbero essere neutri;
in realtà, sono leggermente acidi. Quelli per noi più essenziali
sono l’acido oleico, l’acido linoleico e l’acido arachidonico. Un
tempo si affermò la superiorità dell’olio di semi sull’olio d’oliva
per la maggiore presenza in esso di acido linoleico. Recenti studi
hanno però rilevato che il corpo umano non può assimilare più del
10-12% di acido linoleico.
Inoltre l’olio
d’oliva è monoinsaturo, mentre gli oli di semi sono più ricchi di
grassi polinsaturi; questo è un fatto essenziale nella cottura e
nella frittura degli oli, perché, portandoli ad alte temperature gli
acidi grassi insaturi assumono ossigeno e recano danno al fegato, ai
reni, allo stomaco e all’apparato cardiovascolare. In breve, l’olio
d’oliva resiste a più alte temperature prima di deteriorarsi; non
aumenta il tasso di colesterolo, anzi, l’acido dell’oliva ha
proprietà di diminuire il contenuto di colesterolo LDL, che è
dannoso, e di conservare intatto il colesterolo HDL, che fa
diminuire il rischio di occlusione delle arterie.
Non solo, l’olio
d’oliva riduce l’acidità gastrica e agisce favorevolmente sulla bile
quindi diminuisce il rischio di calcoli. Favorisce perfino La
normale crescita ossea nei più giovani. L’olio d’oliva è un alimento
preziosissimo, ricco di clorofilla, di carotene, di lecitina
(antiossidante naturale che stimola il metabolismo dei grassi degli
zuccheri e delle proteine), di polifenoli (anch’essi antiossidanti)
e di vitamine A e D. Le diverse ricerche epidemiologiche effettuate
sulle diete ricche di oli extra vergini d’oliva hanno dimostrato
come in popolazioni a prevalente dieta mediterranea, l’infarto del
miocardio fosse significatamene inferiore rispetto a popolazioni a
prevalente dieta continentale. Anche La funzionalità dello stomaco è
favorita dall’acido oleico, che ha effetti benefici anche sulla
motilità del piloro.
Il rapporto tra
gli acidi grassi essenziali dell’olio extra vergine d’oliva risulta
essere molto prossima a quella del latte materno, per cui, questo
alimento è consigliabile anche nella dieta dei bambini. Anche per
l’equilibrata dotazione di acidi grassi monoinsaturi e polisanturi
tende a favorire l’equilibrata dotazione dei lipidi strutturali del
cervello e lo sviluppo ottimale dell’impianto scheletrico osseo.
In
definitiva le proprietà benefiche che l’olio extra vergine di oliva
ha sull’organismo sono innumerevoli:
•
Riduce la percentuale di colesterolo Ldl
•
Riduce i rischi di occlusione delle arterie
•
Riduce la pressione arteriosa
•
Riduce il tasso di zucchero nel sangue
•
Aumenta la secrezione di bile
•
Aumenta l’apporto di Vitamine A, D ed E
•
Facilita l’assorbimento delle altre vitamine
•
Previene l’arteriosclerosi
•
Previene l’infarto del miocardio
<
LA CERTIFICAZIONE
DI QUALITÀ
[Inizio pagina]
Così come per altri prodotti
agricoli, la certificazione di qualità per gli oli, nel corso degli
ultimi anni, ha avuto un notevole sviluppo. Oggigiorno è possibile
ricorrere a due distinti tipi di certificazione: regolamentata e
volontaria. La prima è la certificazione di prodotto regolamentata
dalle normative comunitarie (Reg. Cee 2081/92), utilizzata per le
Denominazioni d’Origine Protetta e delle Indicazioni Geografiche
Protette. La normativa indica le modalità per ottenere e gestire
questo tipo di certificazione del prodotto.
La certificazione permette al singolo
produttore o gruppo di produttori, di definire Le caratteristiche
oggetto di certificazione del prodotto e di certificarle per il
proprio consumatore, da parte di Enti terzi. E indispensabile
quantificare e tipicizzare il prodotto olio, nell’intento di
valorizzare le sue peculiari caratteristiche e di favorire scelte
oculate da parte del consumatore. La certificazione rappresenta
quindi un utile strumento per La valorizzazione dell’olio, per La
conquista di nuovi mercati e per La tutela del consumatore. |